mercoledì 16 febbraio 2011

OSVALDO LICINI- ANGELI RIBELLI

Angelo ribelle su fondo rosso,1950, olio su tela
Osvaldo Licini, il cantore di un mondo astratto e incantato in cui persino «la geometria si trasforma in sentimento».

Il primo viaggio nella capitale francese è del 1917. Licini, che era nato nel 1894, vede lì il sipario che Picasso aveva realizzato per Parade di Jean Cocteau, con la musica di Eric Satie: Pegaso e la ballerina alati gli restano nella memoria. Presto anche il suo universo si popolerà di esseri volatili, fantasmi, angeli ribelli, figure immaginarie come le Amalassunte, un po’ vergini assunte in cielo e un po’ lune che accompagnano il viandante, ne ascoltano leopardianamente i lamenti, o ne condividono le gioie. Tra il 1921 e il 1926 è spesso a Parigi, ma la sua casa resta tra le colline marchigiane. Ed è proprio tra le mura della sua abitazione, da circa un anno acquisita dal Comune, che può iniziare la scoperta di un grande artista singolare, originale e bizzarro che si definiva «errante, eretico, erotico» e giocava con i segni, i sogni, le lettere dell'alfabeto e le parole. Sulla volta del soffitto, per esempio, Licini ha inventato un suo dipinto astratto per coprire le crepe lasciate da una scossa del terremoto: questo era il suo rapporto con la natura.

Nel Centro Studi di Monte Vidon Corrado sono raccolte le opere degli esordi. Prima di abbandonare la figura negli anni Trenta, esplora volti e paesaggi che lasciano già intravedere i suoi esiti astratti: gli alberi sono pennellate leggere, le colline sono dipinte come se fossero corpi femminili e sui nudi sembra possa germogliare il grano o nascere la vite. La terra è una grande madre, Gea, un corpo femminile che accoglie senza bisogno di essere conquistato.



 Nel 1919 quando in Europa soffia il vento del «ritorno all'ordine» che significa la ricomparsa della figura umana ben delineata e volumetrica, il nostro pittore realizza un'opera come L’arcangelo dove tutto è senza peso, solo contorno e sagoma.
La pittura di Licini parla sommessamente e affascina con sottile poesia quasi da “icona angelicata”.

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